Viaggio nella cultura “Araberesche”

Sapori lucani a San Costantino Albanese

12 e 13 DICEMBRE 2015
in Bus GT
Pensione Completa
Hotel 4****

Sabato 12 Dicembre

Partenza da Napoli
ore 7.00 Colli Aminei
ore 7.20 Vomero piazza Medaglie d’oro)
ore 7.45 Ferrovia Hotel Ramada,
Ore 11.30 Arrivo a San Costantino Albanese (PZ) Sistemazione Hotel 4**** e pranzo.
Nel pomeriggio, partecipazione alla sagra del maiale. Cena con serata danzante e pernotto.

Domenica 13 Dicembre
Dopo la colazione in Hotel, Visita della Cittadina di origini arbresche Pranzo in hotel. Nel pomeriggio, visita della Chiesa Madre intitolata ai Santi Costantino ed Elena e Museo Contadino. Partenza per Napoli Rientro in serata.


S. COSTANTINO ALBANESE – LA CULTURA ARBERESHE
Arbereshe indica sia la lingua parlata che il nome degli albanesi d’Italia, mentre Arberia identifica l’area geografica degli insediamenti albanesi in Italia.
La cultura arbereshe è ancora oggi caratterizzata da elementi specifici e caratterizzanti, che rendono la presenza delle comunità albanesi un elemento di forte arricchimento per la comunità locale nel suo complesso. La specificità di tale cultura si rileva nelle tradizioni, nei costumi, nell’arte, nella gastronomia, ancora oggi conservate gelosamente in molti paesi, in particolare del Meridione d’Italia.
L’emigrazione albanese in Italia è avvenuta in un arco di tempo che abbraccia almeno tre secoli, dalla metà del XV secolo alla metà del XVIII: si trattò in effetti di più ondate successive, in particolare dopo il 1468, anno della morte dell’eroe nazionale Giorgio Castriota Skanderberg. Le comunità arbereshe sono oggi diffuse in quasi tutte le regioni meridionali, superando complessivamente le 100.000 persone, anche se la popolazione di origine albanese che parla la lingua arberesh costituisce una minoranza sul totale degli appartenenti alle comunità italo-albanesi.
La Calabria è la regione che vede la maggiore presenza di comunità arberesh, contando ancora 58.425 persone che parlano la lingua originaria su un totale di 88.319 appartenenti alla comunità italo – albanese. Importanti comunità arberesh abitano in almeno 30 Comuni della Regione, in particolare in provincia di Cosenza.
Per ciò che riguarda il rito religioso, gli albanesi in Italia seguivano il rito bizantino in lingua greca, cui il papa Paolo II, nel 1536, attribuì pieno riconoscimento nell’ambito del cattolicesimo. Nei paesi italo – albanesi di rito greco – bizantino, i morti vengono commemorati, invece che ai primi di novembre come nella tradizione cattolica, all’inizio della primavera, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo.
La commemorazione dei defunti nei paesi albanesi presenta le caratteristiche di una festa popolare, durante la quale i defunti si confondono con i vivi: si crede che Gesù Cristo dia il permesso alle anime perché escano dall’oltretomba e facciano ritorno sulla Terra per ritrovare i luoghi in cui sono vissuti. Ruolo simbolico di rilievo nelle celebrazioni in onore dei defunti hanno i collivi, fette di pane con sopra grano bollito.
La lingua parlata dagli albanesi d’Italia è l’Arberesh, varietà del tosco (il tosk è il dialetto parlato nel sud dell’Albania), con alcune inflessioni tratte dal ghego (il geg è il dialetto parlato nel nord dell’Albania) e contaminazioni sviluppatesi durante la permanenza in Italia. Nel 1908 si è deciso di accettare l’alfabeto latino.
Il primo aspetto che va sottolineato della cultura e delle tradizioni delle comunità arbereshe è il profondo rispetto che attribuiscono all’ospite: secondo il diritto consuetudinario delle montagne dell’Albania, ancora oggi vivo nelle comunità italiane, la casa dell’albanese è di Dio e dell’ospite, al quale si fa onore offrendogli pane, sale e cuore.
La cucina albanese è molto semplice ma saporita per gli aromi utilizzati nei piatti. Fra i primi piatti vanno segnalati la “dromesat”, pasta fatta con grumi di farina cucinati direttamente nei sughi, e le “shtridhelat”, tagliatelle ottenute con una particolare lavorazione e cotte con ceci e fagioli. Tra i secondi è molto utilizzata la carne di maiale; ottime le frittate come la “veze petul di cicoria”, cardi selvatici, scarola e cime di capperi. Nelle grandi ricorrenze c’è un grande uso dei dolci, come i “kanarikuj”, grossi gnocchi bagnati nel miele, le “kasolle megijze”, un involtino pieno di ricotta, la “nucia”, dolce con la forma di fantoccio con un uovo che raffigura il viso, e molti altri.


Quota di partecipazione:
Euro 95,00 pp in camera doppia
Supplemento camera singola: Euro10,00
Bambini 0/3 anni: gratis
Bambini 3/12 anni: Euro 75,00
Adulti 3⁄4 letto: Euro 75,00

La quota comprende:
1 P.C. + 1 pranzo; viaggio a/r con pullman GT; visita guidata; assicurazione medico-bagaglio.

La quota non comprende:
ingressi ai musei; consumazioni extra; eventuale tassa di soggiorno da regolare in loco – quanto non espressamente menzionato e giudicato facoltativo alla quota comprende.

È possibile effettuare il pagamento anche a mezzo bonifico bancario coordinate: BNL Ag.3 Cod. IBAN IT32H0100503403000000000662 intestato a ASSOSTATO
info: ASSOSTATO – Via Cervantes 55/5 – 80133 NAPOLI tel. 081 551 8735

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